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Cenni di
micologia(riassunto)
Autore: D.ssa Francesca Baglioni (A.R.S.I.A. Toscana)
dal testo "I Tartufi in Toscana", 1998
I FUNGHI
I funghi sono particolari organismi caratterizzati dalla
mancanza di clorofilla, un pigmento verde che consente alle
piante che Io contengono, di sintetizzare, a partire dall'acqua
e dall'anidride carbonica, le sostanze organiche di cui hanno
bisogno (zuccheri, amido, cellulosa, etc.) mediante il processo
della fotosintesi clorofilliana. Le piante verdi sono quindi
organismi autotrofi, cioè in grado di nutrirsi in maniera
autonoma (dal greco àutos = da sé e trofo =
nutrirsi). I funghi, invece, essendo incapaci di operare la
fotosintesi, od altre forme di sintesi di sostanza organica,
sono organismi eterotrofi (dal greco éteros = altro
e trofo = nutrirsi) cioè costretti per la loro nutrizione
come gli animali e l'uomo, a prelevare le sostanze organiche
da altri organismi. I funghi non vengono più annoverati
fra i vegetali, ma vengono classificati in un proprio regno:
il regno dei Funghi. I funghi vengono spesso chiamati "Crittogame",
cioè organismi "a nozze nascoste", perchè
è impossibile vedere i loro organi riproduttivi senza
l'uso di strumenti microscopici. Da questo appellativo derivano
alcuni termini di uso comune quali "malattie crittogamiche"
e "anticrittogamici".
Molte volte vengono indicati anche con il termine di "Tallofite",
insieme con alghe e batteri, a causa della mancanza di differenziazione
del loro corpo ("tallo") in organi e tessuti, come
avviene invece nelle piante superiori ("Cormofite").
Morfologia
L'organismo fungino è costituito da cellule allungate
e filamentose, chiamate "ife", che nel loro complesso
costituiscono il micelio. Le ife hanno dimensioni molto piccole,
dell'ordine dei micron (millesimi di millimetro) ed è
per questo che il micelio non risulta quasi mai visibile ad
occhio nudo. Il micelio si accresce sul substrato per estensione
apicale delle ife, che si allungano e si ramificano nelle
diverse direzioni, facendo assumere alla colonia fungina la
tipica forma circolare. E' in grado di svilupparsi su svariati
tipi di substrato (terreno, legno, residui organici, etc.),
dando talvolta origine ad aggregati visibili anche ad occhio
nudo sotto forma di muffe o di feltri filamentosi di colore
biancastro. Ad eccezione di casi particolari, è praticamente
impossibile determinare un fungo soltanto dall'aspetto del
micelio. Il riconoscimento delle varie specie avviene per
lo più a livello di carpoforo, che si presenta in genere
nella veste tipica del "fungo", cioè con
gambo e cappello. Il carpoforo, o corpo fruttifero, rappresenta,
come dice il nome, una sorta di "frutto" dell'organismo
fungino. Se le condizioni ambientali sono favorevoli, infatti,
ad un certo punto il micelio smette di accrescersi e produce
questa struttura contenente i "semi" del fungo,
cioè le spore, che una volta mature vengono diffuse
nell'ambiente circostante e contribuiscono alla riproduzione
della specie. Il carpoforo si può sviluppare sopra
il terreno, come avviene nei funghi epigei, ai quali appartengono
molte specie di funghi eduli come i porcini, le russule, le
amanite, etc., oppure svilupparsi sotto terra, come avviene
nei funghi ipogei ed in particolare nei tartufi. La quantità
di spore contenute in un singolo corpo fruttifero è
estremamente elevata ma la probabilità che siano presenti
condizioni ambientali adatte alla loro germinazione ed allo
sviluppo di nuovo micelio è molto bassa. Nella maggior
parte dei funghi il corpo (tallo) è differenziato in
una parte vegetativa che assolve a funzioni di nutrizione
ed accrescimento, ed in una parte riproduttiva detta imenio.
L'apparato vegetativo comprende il micelio e gran parte del
corpo fruttifero; l'imenio costituisce la parte fertile del
carpoforo e cioè quella che provvede a produrre gli
elementi riproduttivi (spore). Queste differiscono anche molto
fra di loro secondo la specie alla quale appartengono. Nella
sottodivisione dei Basidiomiceti, le spore sono portate all'esterno
di strutture dette basidi, situate sulla superficie esterna
del corpo fruttifero (basidiocarpo). Nella sottodivisione
degli Ascomiceti, le spore sono contenute all'interno di strutture
a forma di sacco, dette aschi, portate da ife ascogene che
si differenziano all'interno di corpi fruttiferi detti ascocarpi.
Micelio non settato (a sinistra) e
micelio settato (a destra).
Fungo epigeo (a sinistra) e
fungo ipogeo (a destra).
Nutrizione
Dal punto di vista nutrizionale i funghi si possono suddividere
in:
a) Saprofiti: si nutrono di sostanza organica morta di origine
animale o vegetale. Rivestono una notevole importanza nel
ciclo della sostanza organica perché contribuiscono
alla decomposizione ed alla mineralizzazione dei materiali
organici con formazione di humus e successivamente di acqua
e di sali minerali, che le piante possono assorbire. A questo
tipo di funghi appartengono per es. i lieviti che operano
la decomposizione degli zuccheri in alcool, i prataioli che
si nutrono della sostanza organica presente nel terreno, i
pleuroti che utilizzano la scorza ed il legno degli alberi
morti, i coprini che vivono sugli escrementi degli animali.
b) Parassiti: si nutrono di sostanza organica prelevata da
organismi vivi sia animali che vegetali, che non di rado sopprimono,
continuando la loro azione disgregatrice come saprofiti; in
questo modo estrinsecano una funzione ecologica di bioregolazione
attaccando gli esemplari più deboli. La loro azione
dannosa sugli organismi viventi si esplica attraverso la sottrazione
di sostanze organiche e l'introduzione di tossine. Esempi
di funghi parassiti sono la Peronospora e l'Oidio della vite,
le aspergillosi dell'uomo, etc..
c) Simbionti: vivono in rapporto di simbiosi (dal greco: symb(osis
= convivenza) con un altro organismo vivente. Un tipo particolare
di simbiosi è la cosiddetta simbiosi micorrizica, un'associazione
che si realizza fra un fungo e le radici di una pianta superiore,
che comporta un vantaggio per entrambi gli organismi: il fungo
preleva dalla pianta le sostanze organiche complesse necessarie
al suo nutrimento e mette a disposizione della stessa l'acqua
ed i sali minerali che riesce ad assorbire dal terreno, nonché
altre sostanze utili. Il rapporto simbiontico si realizza
a livello degli apici radicali: un apice radicale che ha contratto
la simbiosi con un fungo prende il nome di micorriza.
Esistono tre tipologie di micorrize:




1) Le ectomicorrize: in questo tipo di micorrize le ife del
fungo rimangono esterne all'apice radicale della pianta, avvolgendolo
completamente fino a formare un mantello di alcuni strati
di cellule che prende il nome di micoclena; lo scambio di
materiale nutritivo tra fungo e pianta avviene a livello di
alcune ife che si spingono tra le cellule della radice (senza
penetrarvi dentro) e formano una specie di reticolo detto
"reticolo di Hartig". La radice micorrizata assume
un aspetto rigonfio, simile ad una clava, evidente anche ad
occhio nudo. Le ectomicorrize sono tipicamente diffuse fra
le piante forestali.
2) Le endomicorrize: in questo caso le ife del fungo penetrano
dentro le cellule radicali senza formare nessuna struttura
esterna; la presenza delle micorrize non è infatti
rilevabile ad occhio nudo. Soltanto al microscopio, sezionando
la radice, si evidenzia la presenza del fungo perché
all'interno delle cellule radicali dà origine a strutture
simili ad un corpuscolo o ad un arbuscolo. Queste micorrize
si riscontrano ad es. nelle orchidee.
Strutture riproduttive di basidiomiceti (a sinistra) e di
asomiceti ( a destra).
Funghi saprofiti e parassiti.
3) Le ectoendomicorrize: presentano caratteristiche intermedie
fra i tipi di micorrize sopraindicati; le ife del fungo penetrano
nei primi strati di cellule della radice e formano anche un
debole manicotto esterno. La presenza delle micorrize rappresenta
una condizione essenziale per la produzione dei tartufi e
di altri funghi eduli. La simbiosi micorrizica assicura alle
piante un vantaggio indiscutibile in quanto garantisce loro
un migliore assorbimento dell'acqua, attraverso la capillare
esplorazione del terreno effettuata dalle ife del fungo ed
una migliore assunzione di elementi minerali, in particolare
di quelli meno mobili che il fungo è in grado di rendere
disponibili per il metabolismo della pianta. Tutti i funghi
micorrizici (non solo i tartufi) svolgono un ruolo ecologico
importantissimo nel riciclo degli elementi nutritivi presenti
nel terreno perché, grazie all'assorbimento che operano,
riducono il rischio di una loro perdita per percolazione.
Nei suoli forestali, tipicamente poveri, questo fenomeno assume
un'importanza determinante. La maggiore capacità di
assorbimento delle piante micorrizate si traduce, praticamente,
in uno sviluppo superiore rispetto a quelle non micorrizate,
e rende conveniente l'impiego di piante preventivamente micorrizate
nei rimboschimenti. Inoltre quest'ultime risultano più
resistenti agli eventuali attacchi di patogeni radicali, sia
per la presenza della micoclena, che ostacola fisicamente
l'ingresso dei parassiti, sia per la secrezione di antibiotici
da parte delle radici micorrizate.

Funghi simbionti.

Schema della probabile evoluzione dei tartufi.
Riproduzione
I funghi si possono riprodurre per via asessuata o sessuata.
a) Riproduzione asessuata o agamica: la riproduzione asessuata
può avvenire per frammentazione del tallo o per spore
agamiche, ovvero strutture appositamente costituite dal fungo
a scopo riproduttivo. Appartengono a questa tipologia le clamidospore
e i conidi.
b) Riproduzione sessuata o gamica: la germinazione della spora
origina un micelio primario, normalmente monocariotico, e
cioè con cellule che contengono un solo nucleo. Quando
due miceti primari di polarità diversa, cioè
provenienti da due spore diverse, si incontrano, si congiungono
a formare un micelio secondario dicariotico, caratterizzato
da cellule provviste di due nuclei.
La fusione dei due nuclei (cariogamia) nelle ife del micelio
secondario avviene durante la formazione dell'asco o del basidio
e viene immediatamente seguita dalla meiosi; successivamente
con una o più divisioni mitotiche si arriva alla formazione
delle spore, generalmente 4 nei basidiomiceti e 8 negli ascomiceti.
Classificazione sistematica
Il Regno dei Funghi viene suddiviso in due grandi gruppi
(Divisioni):
a) MIXOMYCOTA: organismi con caratteristiche intermedie tra
i funghi e i protozoi
b) EUMYCOTA: funghi veri, dotati di un tallo tipicamente filamentoso.
Gli Eumycota sono ulteriormente suddivisi in 5 sottogruppi
(Sottodivisioni):
1) Mastigomycotina
2) Zygomycotina
3) Ascomycotina
4) Basidiomycotina
5) Deuteromycotina
Le più importanti sono le sottodivisioni Ascomycotina
(ascomiceti) e Basidiomycotina (basidiomiceti).
Basidiomycotina: sono funghi le cui spore sessuate (basidiospore)
sono portate all'esterno di strutture dette (basidi) situate
sulla superficie esterna del corpo fruttifero (basidiocarpo).
Appartengono a questa sottodivisione i principali funghi eduli
come i boleti, le amanite, le russule, etc..
Ascomycotina: sono funghi le cui spore sessuate (ascospore)
sono contenute all'interno di strutture a forma di sacco (aschi)
che si differenziano all'interno dei corpi fruttiferi (ascocarpi).
Appartengono a questa sottodivisione, oltre ai tartufi, anche
altri funghi, come ad es. le morchelle.
I tartufi
Con questo nome vengono indicati i funghi appartenenti al
genere Tuber; essi presentano un carpoforo ipogeo e vivono
in un rapporto di simbiosi micorrizica con piante arboree
ed arbustive.
Classificazione dei tartufi (Sec. Knapp)
Regno: Funghi
Divisione: Eumycota
Sottodivisone: Ascomycotina
Classe: Discomycetes - per la forma del loro corpo fruttifero
(apotecio) simile ad una coppa
Ordine: Tuberales - per i carpofori sempre ipogei
Famiglia: Eutuberaceae - per la gleba soda a maturità
e che emana un'aroma penetrante
Genere: Tuber
Specie: T. magnatum Pico, T. melanosporum Vitt., T. albidum
Fico, T. aestivum Vitt., etc..
Il nome della specie normalmente fa riferimento ad una caratteristica
peculiare del soggetto, ad es. T. melanosporum = tartufo dalle
spore nere (dal greco: mélasanos = nero), T. macrosporum
Vitt. = tartufo dalle spore grosse.

Corpo fruttifero di tartufo in sezione.
Morfologia e struttura
Come tutti i funghi anche i tartufi presentano una struttura
vegetativa, rappresentata dal micelio ed una riproduttiva,
costituita dal corpo fruttifero. Il micelio è visibile
al microscopio ottico ed appare come un insieme di ife sottili,
settate e molto ramificate. Il corpo fruttifero, estremamente
caratteristico, rappresenta quello che nel linguaggio comune
viene generalmente indicato come tartufo. Si tratta di un
carpoforo ipogeo, che si sviluppa normalmente nel terreno
ad una profondità variabile da pochi centimetri a 40-50
cm in prossimità della pianta simbionte e che a maturità
emette un aroma penetrante e tipico, diverso secondo la specie.
Ha una caratteristica forma globosa, tuberiforme e presenta
un rivestimento esterno, detto pendio o scorza, ed una polpa
interna detta gleba. Il pendio può essere liscio o
verrucoso, cioè formato da sporgenze piramidali più
o meno accentuate; il colore è variabile con le specie
dal giallastro al bianco (nei tartufi "bianchi")
o dal bruno al nero (nei tartufi "neri"). La gleba
nel tartufo sano e maturo ha una consistenza carnosa e compatta,
ed al taglio presenta un aspetto marmorizzato dovuto all'alternanza
di venature più chiare e più scure dall'andamento
sinuoso e più o meno sottili; le venature più
chiare sono formate da ife sterili (parafisi), mentre le venature
più scure sono costituite da ife fertili, e più
precisamente dalle ife ascogene portanti gli aschi, cioè
quegli involucri a forma di sacchettino che contengono le
ascospore. Il colore, tipico per ciascuna specie, varia in
funzione del grado di maturità del tartufo: più
giovane è il tartufo e più la gleba è
chiara, poi man mano che maturano le ascospore, si fanno sempre
più spesse ed evidenti le venature scure. Le ascospore,
come già indicato, rappresentano il mezzo di diffusione
dei tartufi; esse sono contenute negli aschi in un numero
variabile da 1 a 6 (tale numero varia in funzione della specie
e, comunque, è variabile anche all'interno dello stesso
carpoforo); sono di ridotte dimensioni (20-60 micron) e perciò
visibili soltanto al microscopio. Sono dotate di una parete
più o meno spessa, l'episporio, che presenta delle
ornamentazioni caratteristiche, tipo alveoli od aculei. La
lunghezza degli aculei, la loro forma e colore, la grandezza
e la geometria degli alveoli e la loro disposizione, nonché
la forma ed il colore delle spore, sono importanti caratteri
diagnostici per il riconoscimento delle varie specie di tartufo.
Le dimensioni dei carpofori possono variare indicativamente
da quelle di una nocciola a quelle di una grossa arancia,
raramente sono più grandi. La forma, così come
la dimensione, dipendono anche dal tipo di terreno in cui
si sviluppa il tartufo: se siamo in presenza di un terreno
soffice si svilupperanno tendenzialmente carpofori grossi
e ben conformati, mentre se il terreno è compatto ed
argilloso i tartufi tenderanno ad essere più piccoli
e irregolari. Sulle possibilità di sviluppo influisce
anche, ovviamente, la disponibilità di acqua nel terreno,
dato che tutti i funghi sono costituiti da questo composto
per oltre il 70% del loro peso. In annate siccitose è
normale raccogliere tartufi di dimensioni ridotte. Il caratteristico
aroma emesso dal carpoforo maturo ha lo scopo di attrarre
gli insetti ed altri animali che, cibandosene, contribuiscono
alla diffusione delle spore: sviluppandosi infatti sotto terra,
questo fungo non può disperderle facilmente come gli
Ascomiceti epigei. E' inoltre accertato che le spore dei tartufi
germinano con maggiore facilità dopo aver attraversato
l'apparato digerente dell'animale che si è cibato del
carpoforo. Pertanto l'aroma associato a tutte le specie di
tartufo assume un importante ruolo biologico.

Spora alveolata con alveoli radi e di grandi dimensioni.
Spora aculeata.

Spora alveolata con alveoli piccoli e numerosi.
Ciclo biologico
Il ciclo biologico dei tartufi non è ancora del tutto
conosciuto. Lo sviluppo sotterraneo non consente, infatti,
di seguire con sicurezza le varie fasi di sviluppo. Gli unici
studi in questo senso sono stati realizzati per il tartufo
nero pregiato (Tuber metanosporum Vitt.) e da essi si può
desumere uno schema generale valido anche per le altre specie.
Per la descrizione del ciclo si ritiene opportuno partire
dal carpoforo, che come si è già detto rappresenta
il corpo riproduttivo del fungo in quanto contiene le ascospore,
cioè gli organi preposti alla diffusione della specie.
Il carpoforo maturo, contenente un elevatissimo numero di
spore, se non è raccolto dall'uomo, rimane nel terreno
e si decompone naturalmente per fenomeni di marcescenza o
viene mangiato dagli animali (roditori, insetti, vermi, molluschi,
nematodi, etc.). Le spore contenute dentro il carpoforo vengono
così liberate nel terreno nel luogo dove il carpoforo
è marcito o dove sono state trasportate dagli animali
attraverso gli escrementi. In primavera, se le condizioni
di clima e di terreno sono favorevoli, alcune ascospore riescono
a germinare. L'induzione di questo fenomeno sembra dipendere
anche dalle radici delle piante che, alla ripresa vegetativa,
producono una maggiore quantità di essudati radicali.
La germinazione dell'ascospora dà luogo ad un'ifa che
accrescendosi via via apicalmente e ramificandosi, produce
il micelio primario, un micelio uninucleato (costituito da
cellule con un unico nucleo) geneticamente identico alla spora
che l'ha prodotto. Il micelio primario si accresce insinuandosi
nelle particelle del terreno e, se incontra un altro micelio
primario derivante da un'ascospora diversa, questo si fonde
con quest'ultimo originando un micelio (micelio secondario)
caratterizzato da cellule che contengono ciascuna due nuclei
geneticamente diversi tra di loro. Il micelio secondario è
in grado di contrarre la simbiosi micorrizica. Se il micelio
secondario del tartufo incontra un'apice radicale di una pianta
simbionte "disponibile", cioè libero da altri
funghi micorrizici, lo avvolge progressivamente con le sue
ife fino a formare la micorriza (in particolare una ectomicorriza).
Le radici interessate dalle ectomicorrize sono generalmente
le radici secondarie, ricche di capillizio e specializzate
nell'assorbimento delle sostanze nutritive dal terreno.


Sezione di un apice radicale micorrizato con
il tartufo.
Ciclo biologico del tartufo (disegno a cura di A. Montanari
e A. Zambonelli, tratto dalla rivista "Il divulgatore",
periodico della provincia di Bologna).
Per formare la micorriza il fungo avvolge l'apice radicale
fino a formare una sorta di guaina di alcuni strati di cellule
(la micoclena); da questo mantello alcune ife penetrano negli
spazi intercellulari dello strato più esterno della
radichetta formando un reticolo, detto "reticolo di Hartig".
Dalla micoclena si originano alcune particolari ife che si
dirigono verso l'esterno, i cosiddetti cistidi, caratterizzati
da un accrescimento definito e da una parete abbastanza spessa.
Questi operano, insieme ad altre ife, l'assorbimento dell'acqua
e dei sali minerali presenti nel terreno e, attraverso le
ife del reticolo di Hartig, li trasferiscono alla pianta ospite.
Contemporaneamente, attraverso le ife del reticolo di Hartig,
il tartufo trae dalla pianta tutte le sostanze organiche necessarie
per la propria sopravvivenza. L'apice radicale micorrizato
cambia il suo aspetto, assume una forma clavata, perde i peli
e spesso si ramifica: il fungo infatti stimola l'apice a produrre
nuovi abbozzi di radichette laterali, che vengono inglobati
dal mantello fungino. In seguito al continuo accrescimento
di radichette micorrizate si formano dei veri e propri "glomeruli"
di micorrize, come accade di frequente, per esempio, nei pini.
Dalle micorrize si sviluppano poi nuove ife che vanno a colonizzare
il terreno circostante ed anche le nuove radichette emesse
dalla pianta o quelle di altre piante vicine. In condizioni
pedoclimatiche poco favorevoli al tartufo, invece, possono
prendere il sopravvento altri funghi micorrizici, con la conseguente
diminuzione o scomparsa delle micorrize di tartufo. Il ciclo
di attività delle micorrize segue quello della pianta:
in primavera, con la ripresa vegetativa, le micorrize riprendono
a crescere e continuano per tutta l'estate se le condizioni
del terreno si mantengono favorevoli. All'arrivo dell'inverno
le micorrize riducono l'attività metabolica per affrontare
la stagione avversa e, quelle che riescono a superarla, alla
primavera successiva riprenderanno il loro sviluppo. La formazione
dei corpi fruttiferi nel terreno si realizza quando si verificano
alcune condizioni:
- la pianta simbionte ha raggiunto la maturità fisiologica;
- nel terreno c'è una sufficiente carica di micorrize;
- le condizioni ecologiche sono favorevoli.
Solo allora le ife bloccano il loro accrescimento ed iniziano
a formare il carpoforo. Le primissime fasi di formazione del
carpoforo sono poco note, ma si ipotizza che inizialmente
questo sia costituito da un intreccio globoso di ife (primordio
o abbozzo del carpoforo) che si sono sviluppate a partire
dalle micorrize. In questa fase, quindi, il tartufo è
ancora collegato alla pianta simbionte (fase simbiontica).
Da recenti studi condotti in Francia sul tartufo nero pregiato,
emerge che questa specie di tartufo differenzia l'abbozzo
del carpoforo già nel mese di maggio. Quando però
l'ascocarpo raggiunge le dimensioni di i mm di diametro (circa
3 milligrammi di peso) presenta già la sua struttura
caratteristica: pendio esterno e gleba costituita da vene
sterili e vene fertili. A questo stadio, probabilmente, il
tartufo si stacca dalla pianta, e inizia a vivere in maniera
autonoma (fase saprofitica) assorbendo i nutrienti attraverso
dei ciuffi di ife che partono dal pendio. Man mano che si
accresce, aumentando di peso e di dimensioni, il tartufo si
modifica: le vene sterili, all'inizio molto evidenti ed ampie,
finiscono per diventare via via più sottili all'aumentare
delle ascospore che si sviluppano nel tessuto fertile, più
scuro. Quando la maturazione delle spore è completa
il tartufo si decompone, e con la liberazione delle ascospore
nel terreno, ricomincia il suo ciclo
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